Matteo Felloni, l’Artista con la penna biro.

Bolognese, classe 1976, Matteo Felloni si diploma all’Istituto Statale d’Arte come Maestro d’Arte applicata. Dopo gli studi lavora come progettista d’interni, ma continua a coltivare la sua passione per il disegno e le arti visive. Inizia sperimentando tecniche diverse: acrilico, aerografo, chine in bianco e nero, scultura in creta e anche fumetto. Con il tempo si avvicina sempre di più al realismo, fino a trovare nella penna biro il suo mezzo espressivo principale. Dal 2009 infatti lavora quasi esclusivamente con la biro, realizzando ritratti intensi e dettagliati, fatti di segni essenziali ma molto espressivi. Volti comuni che raccontano storie particolari, mai banali.

Ve lo presentiamo meglio in questa intervista:

Com’era Matteo da bambino? Disegnava già dappertutto o è arrivato tutto dopo?

Ero un’arma di distruzione di massa. Per evitare che distruggessi casa, alle elementari mi hanno piazzato un foglio in mano e ha funzionato.

Perché proprio la biro? Cosa ti dà che gli altri strumenti non ti danno?

Pura provocazione. Vent’anni fa non la usava nessuno. In più sono daltonico: con i colori faccio casino, la biro invece non mente e ha pochi alibi.

Quando utilizzi questa tecnica cosa ti mette più in difficoltà: iniziare un disegno o gestire un errore quando arriva?

Nulla. L’errore non esiste, lo assorbi nel tratto. Quando vedo il foglio bianco ho solo una fretta morbosa di iniziare.

Qual è stato il tuo primo progetto e quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?

Ho iniziato con le modelle e l’anatomia femminile. La goduria vera però sono stati i volti di supereroi da 2 metri: un corpo a corpo fisico con la carta.


5) Se non avessi fatto l’artista, cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Lo psicologo. Alla fine faccio la stessa cosa: scavo nella testa delle persone, ma usando una penna da un euro.